“Superstudio o la mossa del cavallo” documentario di Matteo Giacomelli



Trailer del documentario SUPERSTUDIO O LA MOSSA DEL CAVALLO di Matteo Giacomelli. Il film è dedicato al Superstudio, il gruppo di avanguardia radicale protagonista, insieme ad altri, di una importante stagione della cultura architettonica a Firenze. Il racconto si sviluppa attraverso la voce dei protagonisti del Superstudio e si avvale di frammenti dei 3 film (Architettura interplanetaria, Supersuperficie, Cerimonia) attraverso i quali il gruppo ha illustrato, dal 1971 al 1973, alcuni dei propri progetti “in forma di propaganda al di fuori dei più tipici canali della disciplina architettonica.”

Dalla prima alla seconda postmodernità: la passeggiata di Lefebvre, Jameson e Soja

Dalla prima alla seconda postmodernità: la passeggiata di Lefebvre, Jameson e Soja

Postmodernità
Nel 1984, anno delle olimpiadi di Los Angeles e della morte di Michel Foucault, nell’articolo Postmodernism, or The Cultural Logic of Late Capitalism, pubblicato dalla “New Left Review”, Fredric Jameson scriveva: “Si è detto spesso che noi viviamo oggi in una dimensione sincronica piuttosto che diacronica, e io credo che almeno empiricamente sia possibile sostenere che la nostra vita quotidiana, la nostra esperienza psichica, i nostri linguaggi culturali sono dominati oggi da categorie di spazio piuttosto che da categorie di tempo, come accadeva invece nel periodo precedente del moderno avanzato propriamente detto”. Siamo in pieni anni ’80 e il critico letterario, allora professore di letteratura e storia delle idee alla University of California di Santa Cruz, per affermare che si stesse passando da un pensiero dominato dallo storicismo a uno spazializzante è ancora molto prudente, con molta cautela dice “io credo che almeno empiricamente sia possibile sostenere…”.

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3 Agosto – L’Hôtel sur la Lune

3 Agosto – L’Hôtel sur la Lune

Locandina Hotel sur la Lune
GIAN MARIA TOSATTI

L’Hôtel sur la Lune
un’opera per Space Metropoliz
progetto di Fabrizio Boni e Giorgio de Finis
a cura di Silvia Litardi

Metropoliz, Via Prenestina, 913 – Roma
inaugurazione mercoledì 3 Agosto 2011, ore 18

Mercoledì 3 Agosto 2011 verrà inaugurata L’Hôtel sur la Lune, ultima installazione site-specific di Gian Maria Tosatti, un grande telescopio posto sul tetto dell’ex-salumificio Fiorucci per permettere a migranti e precari che lo abitano, di vedere la Luna. L’opera è stata ideata e realizzata nell’ambito del progetto artistico e filmico “Space Metropoliz” di Fabrizio Boni e Giorgio de Finis.
Dopo gli interventi di Cesare Pietroiusti, Francesco Sylos Labini, Cobol Pongide, Giangiacomo Gandolfi, Carmelo Colangelo, Francesco Careri, solo per citarne alcuni, Gian Maria Tosatti chiude il primo ciclo di appuntamenti “preparatori” e si apre il vero e proprio “cantiere” che da settembre si concentrerà sulla costruzione condivisa di Big Rocket, il grande razzo capace di portare i metropoliziani sulla Luna aprendo la strada all’era delle migrazioni “esoplanetarie”… alla ricerca di un mondo migliore.

L’Hôtel sur la Lune
“La diaspora terzomondista ci ha infine raggiunto, per ultima, dopo quella occidentale e poi quella sovietica, si è affacciata sulla fine del mondo in California e ora assieme a noi sente il bisogno profondamente umano di spostarsi ancora un po’ più in là, quasi che la Terra non fosse tonda e il millenario viaggio dei popoli verso un occidente, metafora di libertà, potesse non scontrarsi contro un pianeta che si è ristretto. Così ad uso dei rifugiati, dei clandestini, dei migranti urbani che la notte cercano rifugio negli scheletri industriali di un sogno di potenza abbandonato, ho voluto immaginare un grande telescopio, fatto con barili di petrolio, barattoli di tonno, scatole di pomodori pelati e altri oggetti di recupero che servisse a osservare la Luna, come frontiera ulteriore, come luogo ancora vergine da colonizzare, utopia in cui conservare il sogno di un altrove”.
Gian Maria Tosatti

L’Hôtel sur la lune di Gian Maria Tosatti

L’Hôtel sur la lune di Gian Maria Tosatti
“La diaspora terzomondista ci ha infine raggiunto, per ultima, dopo quella occidentale e poi quella sovietica, si è affacciata sulla fine del mondo in California e ora assieme a noi sente il bisogno profondamente umano di spostarsi ancora un po’ più in là, quasi che la Terra non fosse tonda e il millenario viaggio dei popoli verso un occidente, metafora di libertà, potesse non scontrarsi contro un pianeta che si è ristretto. Così ad uso dei rifugiati, dei clandestini, dei migranti urbani che la notte cercano rifugio negli scheletri industriali di un sogno di potenza abbandonato, ho voluto immaginare un grande telescopio, fatto con barili di petrolio, barattoli di tonno, scatole di pomodori pelati e altri oggetti di recupero che servisse a osservare la Luna, come frontiera ulteriore, come luogo ancora vergine da colonizzare, utopia in cui conservare il sogno di un altrove”.

Gian Maria Tosatti